Profondo
rispetto per chi ha saputo utilizzare creativamente il medium postale,
alimentando lo sviluppo di diverse reti di avanguardisti. Ma ora, a distanza di
decenni, ora che stiamo raccogliendo i frutti della rivoluzione neotecnologica,
è il momento di discriminare gli aspetti della cosiddetta mail art che possono
ancora dare qualcosa al nostro tempo da quelli che invece sono marce
consuetudini artistiche.
Partiamo dal presupposto che lo scambio fisico di oggetti non potrà mai
essere rimpiazzato totalmente dal digitale.
Comunicare e creare sul web è un processo rapido, a volte
dispersivo, ma spesso si rivela uno strumento efficacissimo per portare avanti
collettivamente delle idee. Internet è la sede delle aggregazioni più
disparate, dove ognuno trova il suo spazio.
I network postali sono
caratterizzati dalla lentezza dello scambio; i materiali e le informazioni
scambiati sono quantitativamente inferiori. Tuttavia, il costo e i tempi di
attesa obbligano il networker a selezionare accuratamente ciò che vuole
spedire, dandogli anche maggior valore emotivo.
Ogni medium può essere impiegato
creativamente. E come per ogni altro medium, il nemico della corrispondenza
creativa è l’Arte.
Infatti,
sebbene questa pratica di rete abbia a suo tempo reso l’artista un po’ meno
Artista, ora rischia di dare a chiunque la possibilità di mettersi in mostra
dandosi le stesse arie degli artisti veri.
Sta qui la differenza tra avanguardismo
di massa e un ammasso di artisti. Un ragazzino che cazzeggia su facebook
può essere creativo tanto quanto un artista postale, a meno che quest’ultimo
non abbia un’idea da diffondere. E
quando mancano le idee, tutto il resto – i francobolli, i timbri, le cartoline
– rimangono semplici feticci da Artista, feticci di un mondo autoreferenziale
che non stimola in nessun modo la sensibilità contemporanea – esattamente come
l’Arte da museo.
La
maggioranza degli artisti postali ha vissuto il passaggio dallo scambio fisico
a quello digitale. Noi net.futuristi e mavvisti della terza avanguardia abbiamo
vissuto il processo inverso, spinti fondamentalmente da due esigenze:
- comunicare tra di noi, perché
nonostante ciò avvenga quotidianamente, gli oggetti materiali permettono di
sentirci più legati
- comunicare a tutti il nostro
pensiero, come facciamo in qualsiasi altro canale.
Il resto ci appare superfluo. Va bene giocare con
l’immaginario burocratico, va bene dinamizzare anche esteticamente il proprio
messaggio, ma non abbiamo motivo di seguire un cliché estetico. Va bene la
documentazione, finché non diventa fanatismo da collezionista – e che la si
piantasse una volta per tutte di ambire ad essere riscoperti tra cent’anni come
Grandi Artisti, non succederà mai, ed è giusto così.
Le dispute riguardo a cosa sia meglio usare, se un francobollo un pennello o
un’email, sono semplicemente ridicole: senza contenuti, rimangono tutti
strumenti sterili.
Non ci interessa fare Arte, né postale
né di altro tipo.
La vaporizzazione dell’Arte è l’espressione totale che attraversa ogni rete.
Stefano Balice e Antonio Saccoccio
MAV - Movimento Arte Vaporizzata