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lunedì 24 agosto 2015

S O N O S E N S I B I L E A I P R O I E T T I L I

MATTEO VETTORELLO
collective performance
a cura del Collettivo Genesis

Giovedì 27 Ago 015
h. 22.30
presso WOOD in Forte Poerio

Azione partecipativa per la costruzione di un paesaggio immaginario. Le dinamiche di coinvolgimento si incrociano attraverso l’aspetto ludico e la dimensione immaginativa dell’installazione. La partecipazione rende l’azione pittorica un flusso e un condizionamento astratto.
La corretta fruizione diventa un gioco da maestri.

SOUND DESIGN: Tommaso Busatto / Mattia Niero

lunedì 11 agosto 2014

OGGI PRESENTIAMO HANK: HANK THE THINK THANK!


"who's Hank?
Hank is Hmm....a reviewer, a virgin reviewer
Yes, he is.
He write for Hmm...Yeah....how does it's written.....I Know It Sucks...Yeah...

well........Hmm...not exactly I Know It Sucks Yeah.....Hmm...it more like....hmm...
Yeah I Know It Sucks.........right? Let me think some more..

Hmm....

Yeah I Know It Sucks is a....review blog........
A....Hmm...ok, right.

Yeah it reviews music and Hmm....not. Yes,so.....I think that.....hmm...

Yes it doesn't really sucks but it's like...Hmm...reading stuff and........listening into music....doing.........playing.........Hmm....

Hey Also Hank thank is a DJ/producer/COOK/cat

listen...Hmm...here's the link, yep: https://soundcloud.com/hankthethinkthank

This description is provided by......Hank the Think Thank

Hmm..."
HANK, SI, HANK DEL NOTO BLOG DI RECENSIONI SONORE YEAH I KNOW IT SUCKS!
HANK E' UN RECENSORE MUSICALE IN ERBA, MA NON FACCIAMO DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO, HEY! NON E' FORSE FINITA L'ERA DELLA SUPREMAZIA PROFESSIONALE? E IN QUESTO HANK NE E' AMBASCIATORE DIRETTO.


HANK TI ASCOLTA E TI RACCONTA. VUOI FARTI ASCOLTARE E RACCONTARE DA HANK? CHIEDIGLIELO ESPLICITAMENTE 


 HANK FA PROPRIO UN SACCO DI COSE


HANK FA LA CACCA NEL TUO COSTUME DI GODZILLA


 HANK SA IL FATTO SUO E ANCHE IL FATTO TUO


HANK FA ANCHE LA MUSICA SENTI QUI CHE ROBA


INSOMMA HANK E' PROPRIO CIO' CHE FA AL CASO TUO, PENSACI!

Hmm...





mercoledì 3 ottobre 2012

Dalla mail art alla non-arte facoltativamente postale

Profondo rispetto per chi ha saputo utilizzare creativamente il medium postale, alimentando lo sviluppo di diverse reti di avanguardisti. Ma ora, a distanza di decenni, ora che stiamo raccogliendo i frutti della rivoluzione neotecnologica, è il momento di discriminare gli aspetti della cosiddetta mail art che possono ancora dare qualcosa al nostro tempo da quelli che invece sono marce consuetudini artistiche.

Partiamo dal presupposto che lo scambio fisico di oggetti non potrà mai essere rimpiazzato totalmente dal digitale.

Comunicare e creare sul web è un processo rapido, a volte dispersivo, ma spesso si rivela uno strumento efficacissimo per portare avanti collettivamente delle idee. Internet è la sede delle aggregazioni più disparate, dove ognuno trova il suo spazio.

I network postali sono caratterizzati dalla lentezza dello scambio; i materiali e le informazioni scambiati sono quantitativamente inferiori. Tuttavia, il costo e i tempi di attesa obbligano il networker a selezionare accuratamente ciò che vuole spedire, dandogli anche maggior valore emotivo.

Ogni medium può essere impiegato creativamente. E come per ogni altro medium, il nemico della corrispondenza creativa è l’Arte.

Infatti, sebbene questa pratica di rete abbia a suo tempo reso l’artista un po’ meno Artista, ora rischia di dare a chiunque la possibilità di mettersi in mostra dandosi le stesse arie degli artisti veri.

Sta qui la differenza tra avanguardismo di massa e un ammasso di artisti. Un ragazzino che cazzeggia su facebook può essere creativo tanto quanto un artista postale, a meno che quest’ultimo non abbia un’idea da diffondere. E quando mancano le idee, tutto il resto – i francobolli, i timbri, le cartoline – rimangono semplici feticci da Artista, feticci di un mondo autoreferenziale che non stimola in nessun modo la sensibilità contemporanea – esattamente come l’Arte da museo.

La maggioranza degli artisti postali ha vissuto il passaggio dallo scambio fisico a quello digitale. Noi net.futuristi e mavvisti della terza avanguardia abbiamo vissuto il processo inverso, spinti fondamentalmente da due esigenze:
-      comunicare tra di noi, perché nonostante ciò avvenga quotidianamente, gli oggetti materiali permettono di sentirci più legati
-      comunicare a tutti il nostro pensiero, come facciamo in qualsiasi altro canale.

Il resto ci appare superfluo. Va bene giocare con l’immaginario burocratico, va bene dinamizzare anche esteticamente il proprio messaggio, ma non abbiamo motivo di seguire un cliché estetico. Va bene la documentazione, finché non diventa fanatismo da collezionista – e che la si piantasse una volta per tutte di ambire ad essere riscoperti tra cent’anni come Grandi Artisti, non succederà mai, ed è giusto così.

Le dispute riguardo a cosa sia meglio usare, se un francobollo un pennello o un’email, sono semplicemente ridicole: senza contenuti, rimangono tutti strumenti sterili.
Non ci interessa fare Arte, né postale né di altro tipo.
La vaporizzazione dell’Arte è l’espressione totale che attraversa ogni rete.

Stefano Balice e Antonio Saccoccio
MAV - Movimento Arte Vaporizzata

martedì 13 dicembre 2011

se odi la censura comincia tu a togliertela!

bavaglioSi parla di bavagli, censure, regimi, dittatori, spesso senza rendersi conto che la censura più grossa è stata quella che ti ha convinto che tu non sei titolato a parlare.
Una volta completata l'opera, non deve seguirti più perché il meccanismo è fatto in modo che sarai tu a censurare te stesso. Per questo trovi legittimo stare seduto ore davanti alla tv, al cinema, ai concerti, a scuola, senza fiatare, perché tu, uno tra molti, non sei quello che sta parlando, per cui... zitto. Ci sarà forse un momento opportuno e in quel momento con molto garbo e cortesia, alzerai la mano, aspetterai il tuo turno e quando ti sarà concesso parlerai.
Ti sembra tutto legittimo? Non lo è.
Ti sembra assurdo e irreale? È la quotidianità.
Ecco perché facciamo (anche) le cene con delitto. Ecco perché spostare la sede delle cene con delitto al cinema (al cinema col delitto!) è un ottimo modo per rendere ancora più evidente questo effetto: l'insonorizzazione della sala cinematografica si strappa con violenza quando viene stuprata dalla viva voce o dal microfono e se quella voce è la mia... beh, è davvero imbarazzante! Devo chiedere il permesso, devo essere davvero sicuro che quello che sto facendo è legale!
Raccontato qui su questo post sembra inverosimile, eppure è questa la nostra esperienza. Durante la serata, il pubblico (che piano, piano, ormai non lo si può più definire pubblico) pone domande ai personaggi e tutte le domande cominciano con la stessa formula: posso chiedere... , vorrei fare una domanda..., volevo sapere...
Sempre.
Per essere sicuri che i presenti se ne rendessero consapevoli, abbiam fatto anche giocosamente notare quest'uso: il commissario ha già detto che potete/dovete far domande, non c'è bisogno di richiederlo ogni volta. Nonostante questo, è stato irresistibile: ogni successiva domanda continuava a cominciare con ridondanti forme di cortesia del tipo 'ti prego, posso parlare...'
Si capisce allora la necessità di strutturare anche una banale serata di intrattenimento; lasciando facilmente fruibili i contenuti, si può lavorare sul setting, il luogo e la forma fino al punto da diventare complici della più grossa rivoluzione della comunicazione che si possa attuare in questo periodo postmassmediale: la creazione di un paradigma dello spettacolo molti a molti. Sia chiaro, non è ozioso: se l'abitudine a questa struttura comunicativa è trascinata fuori dal contesto performativo direttamente dentro la vita, la rivoluzione è compiuta!
Questo è il compito dell'arte d'avanguardia oggi e questo è quello che facciamo al cinema con delitto.
Avanguardia di massa, infatti la rassegna è proseguita con ottimo riscontro di pubblico (fino alla terza serata) e con abboccamenti con altre sale; diciamoci la verità: escono serate davvero divertenti!