martedì 20 gennaio 2015

Il fallimento di Hunter "Patch" Adams: i Clown di corsia

Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o' clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc.

[Il Controdolore - Aldo Palazzeschi 1913]

clownCorsiaDa quel poco che so dalla sua biografia e quello che si intuisce dal film noto ai botteghini (che egli stesso non vede di buon occhio), ho la sensazione che Hunter "Patch" Adams avesse intuito e, ancor più, praticamente realizzato questa parte del miraggio del Controdolore.

L'idea fondamentale è che non c'è nulla di abbastanza sacro da non poterci ridere sopra (Nulla fu creato con malinconia, ricordatelo bene; nulla è triste profondamente, tutto è gioioso). Quando si dice nulla, nulla si intende. E per quanti aspetti esistano facili da essere ridicolizzati, su cui o di cui ridere, è sugli altri che bisogna concentrarsi perché richiedono una forma di attenzione più profonda. Questo è il vero punto: analizza tutto ciò che trovi più proibito, o più sacro fino a scoprire un'unica grande trasversale verità:

tutto è risibile.

Patch Adams aveva capito questo in un ambito difficilissimo: la malattia e quindi il dolore e la morte. Il compito che si era dato è che ha voluto comunicare al mondo, in my humble opinion, è stato quello di aiutarsi e aiutare a riscoprire come il dolore e la morte sono una parte naturale della vita e come tali da accettare fino al punto da poterci scherzare e ridere sopra come faresti di un amico. Non credo di stare attribuendogli troppa lungimiranza: sue azioni e citazioni confermano in tutto e per tutto il punto di vista geniale di Palazzeschi con qualche decennio di ritardo, ma con il grande merito di aver realizzato in opere e fatti un discorso ai tempi puramente e inevitabilmente accademico.

Il dolore e la morte sono tra le sfide più terribili che abbiamo dovuto e che dovremo affrontare. Direttamente o indirettamente. Chi è capace di ridere del dolore e della morte non può avere più paura di nulla, e una vita senza paure è la vita più serena che si possa immaginare. Per arrivare a questo, bisogna essere capaci di guardare in faccia sia al dolore che alla morte, familiarizzarci, diventare di casa; dopodiché lo si può insegnare agli altri, li si può guidare in un percorso difficilissimo verso la più lontana delle mete: ridere della morte.

Poi, per come è strutturata oggi la sanità (italiana, ma mi pare di capire è così anche in America e forse in tutto il mondo), l'idea che il medico sia una sorta di semidio da cui dipende la nostra vita trasforma il rapporto paziente medico in una sorta adorazione pre-religiosa e la gerarchia ospedaliera in una casta ecclesiastica. Pensandoci razionalmente (e quando si è in salute soprattutto!) è evidente che questa cosa non ha nessun senso! Il medico è un lavoro come tanti altri, particolarmente impegnativo che richiede doti fisiche ed intellettuali non indifferenti e di grande responsabilità, ma non più di mille altri lavori. Ma questo da solo non basta a rimuovere l'effetto "la prego mi salvi" nel momento di disperato bisogno. Complice l'approccio meccanico alla sanità tipico della cultura occidentale o, in senso esteso, alla cultura capitalistica secondo la quale comprare un servizio sanitario è equivalente a qualunque altro scambio commerciale.

Non è così. Patch Adams aveva capito anche questo e anche per rompere questa immagine di sacralità costruita attorno al personale sanitario che si è dato tanto da fare per rendere il medico risibile, una persona, una professionalità di cui si può ridere, con cui si può ridere. Come se fosse un amico e in un certo senso, pensando a ciò che si condivide con lui, esattamente questo è quello che è.

Duplice compito quindi quello del clown di corsia teorizzato da Aldo Palazzeschi nel 1913 e realizzato da Patch Adams sin dagli anni '70: ridere del dolore e della morte e ridere della e con la classe medica con l'obiettivo di imparare serenamente ad accettare i primi e di scoprire che sono solo esseri umani e non divinità i secondi.

Questo è un riso santo.

Ma nel tempo e nello spazio è diventato solletico. La vocazione del clown di corsia come in un telefono senza fili si è distorta fino a diventare quello che si trova nei nostri ospedali oggi: un modo per colmare il desiderio di divertire e di essere al centro dell'attenzione dei nostri pagliacci. Te lo voglio raccontare con un aneddoto, partendo dalla storia di malattia (potenzialmente a decorso letale, ma conclusasi nei migliori dei modi) di mio padre.

Dopo l'operazione all'intestino sono previsti una decina di giorni di ricovero durante i quali si ha la ripresa della normale funzionalità metabolica a spese di dolore, sangue, affaticamento, perdite di ogni tipo, anche umilianti. In quei giorni diventi un pezzo di carne che deve tornare ad essere capace di funzionare normalmente e non è detto che ce la farai. Durante quei giorni sono passati i nostri clown di corsia.

Poveretti, ho pensato come li ho visti in lontananza. Mio padre se li sarebbe divorati anche se stava bene, figuriamoci ora che era in imbarazzo per come stava e dolorante e sanguinante. E infatti ogni cosa secondo copione: arrivano questi con camici da medico visibilmente decorati, nasi da pagliacci, palloncini e ogni genere di sciocchezza da festa di compleanno di bimbi. Il capo comico ammicca qualche battuta a mio padre il quale, sorprendentemente, declina ogni invito allo scherzo e al gioco gentilmente. Il secondo tentativo non fa che fargli alzare il tono della voce; ci vuole un terzo tentativo per far tuonare per aria l'adorata bestemmia. Dovrebbe essere lampante dopo l'antievocazione della divinità che non è aria di scherzo e infatti capo comico e scimmiette si allontanano congedandosi, chiudendo brillantemente la serie infinita di errori. Da dove incominciare per raccontarli tutti?

Primo: non sei ad una festa in cui il pubblico è andato sapendo che ci sarebbe stata l'animazione; sei in un ospedale e non è detto che uno spettacolo da circo sia ben accetto. Secondo, perché vuoi farmi ridere, cazzo? Sto male e forse morirò. Tu non lo sai neanche, non sai chi sono io, non sai perché sono qui, per quel che ne so io, per te sono solo un pezzo di carne da far ridere: sono un oggetto per te. Mi stai oggettivando esattamente come fa il medico quando mi chiama con il nome della mia patologia: di medici distanti e disumani ne ho già abbastanza, grazie. Anzi tu dovresti aiutarmi (ed aiutarli) a distruggere questo tipo di rapporto e invece mi tratti come mi trattano loro.

Come dovresti fare? Beh, potresti presentarti come un medico (ti ricorda qualcuno? Non te lo fanno fare? Cazzi tuoi!) e poi potresti farmi scoprire piano piano che sei goffo e alla fine simpatico e alla fine divertente come un qualsiasi essere umano (capito perché non te lo fanno fare?)

E invece mi vieni con il naso rosso. E il camice dipinto. E invece di chiedermi della mia malattia, mi porti delle idiozie che dovrebbero farmi ridere mentre i punti mi tirano, la ferita drena sangue e pus e non riesco più a defecare. Sei capace di guardare i miei punti, il mio sangue drenato o la mia sacca di urina e riderci sopra? Se lo sai fare bene, perché me lo puoi insegnare, a me fa solo bestemmiare! Invece non lo sai fare. Non ci guardi neppure e quando bestemmio, e questo è l'errore di uscita, neanche mi aiuti a non farlo (a non incazzarmi intendo, la bestemmia va bene sempre e comunque), ma te ne vai?!? Mi lasci al mio dolore? Un vero professionista del clownismo da corsia, Patch Adams sarebbe stato orgoglioso di te.

Ma non è uno, ne ho visti a frotte così in parecchi ospedali in parecchie città. Una santa crociata snaturata a solletico. A risata inutile e deleteria. Forse resta un briciolo di valore per la pediatria. Ma è poco di più che una distrazione dal vivo. Saprebbero questi clown parlare e ridere della morte con un bimbo malato terminale (sinceramente? Non so se riuscirei neanch'io...) Ma sarebbe questa la loro missione, la missione che loro hanno scelto. La risata utile mancata.

Se non mi credi e ne incontri uno, prova a dirgli "Ehi amico, c'ho un tumore, fammi ridere" e vediamo cosa fa: una tacchetta sotto questo post per ogni clown di corsia che non si rabbuia.

venerdì 16 gennaio 2015

Ciao caro - International Spam Art

Ciao caro,
Mi piace il tuo profilo, lo vedo su facebook, sono Miss Miriam per nome, è il mio piacere di essere amico con voi. Si prega cara ho alcuna possibilità ora in chat di Facebook ora si prega di contattare me tornare qui nella mia mail privata in modo che io ti mando le mie foto e ti dirà di più su di me, non appena ho sentito da voi nella mia mail privata Grazie Miriam

giovedì 15 gennaio 2015

Nancy Mabry - International Spam Art


Ciao mio caro, 
Buona giornata.Mi chiamo Nancy Mabry.Io sono una femmina spero stanno bene e in buona salute, è un bel piacere di incontrarmi con voi oggi e vorrei tanto noi essere buoni amici. Si prega di scrivere a me indietro sarò felice di inviarti mie immagini più presto come ho sentito da voi con l'introduzione di più sulla mia auto, sto aspettando la tua risposta presto. 
Grazie. 
YoursNewFriendNancy. 

giovedì 8 gennaio 2015

[0kbps081] NOE' con OLEO

L'ATTESISSIMA COLLABORAZIONE TRA ORCHESTRA ESTEMPORANEA NOE' E ORCHESTRA ESTEMPORANEA OLEO E' FINALMENTE USCITA PER MAV RECORDS!

ESTEMPORANEITA', IMPROVISAZIONE, NOTE DISCORDANTI, VAPORIZZAZIONE, DESTRUTTURAZIONE SONORA!


NOE' (Nostra Orchestra Estemporanea) & OLEO (Orquestra Livre Experimental Orgânica)

NOE' con OLEO [0kbps081]

NOE'_SIDE:
01 - Il risveglio del carrozziere (1)
02 - Il risveglio del carrozziere (2)
03 - Il risveglio del carrozziere (3)
04 - Salivo e respiravo affannosamente
05 - L'orchestra da sogno (1)
06 - L'orchestra da sogno (2)

OLEO_SIDE:
01 - Ambuja (intro)
02 - Blatta Orientalis
03 - The Consistency of Inclusion (part1)
04 - Colias Croceus
05 - Kusumita
06 - Yuezhi

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Artwork by Gianfranco Bonadies
www.gianfrancobonadies.com
www.gianfrancobonadies.blogspot.it
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LINER NOTES NOE':
Immaginiamo per un momento un’orchestra timbricamente completa che suona senza direttive, senza partiture, senza determinazioni di alcun genere.
Così, giocando con la sensibilità dei singoli musicisti, nasce NOÈ (Nostra Orchestra Estemporanea).
È noto che l'improvvisazione si nutre delle incredibili connessioni etiche fra coloro che agiscono nell'esatto momento dell’agire.
L’ordinato riferimento estetico cui siamo abituati non conta; suonare nell'orchestra, o semplicemente ascoltarla, significa sospendere, almeno momentaneamente, ogni atteggiamento critico di carattere storico-letterario.
Forse pirati, altroché nipoti del diluvio, navigando in mari sconosciuti e terribili, in quel momento utile si riconosce l’entità di quel viaggio necessario a fissare l'essere, il divenire di questa musica in questa orchestra.
Le persone che ne fanno parte, lo sanno bene: NOÈ prosegue, semplicemente, la strada intrapresa da NED (Nostra Etichetta Discografica) verso l’indefinita ricerca dell’estemporaneità in musica e non soltanto.

Imagine for a moment a full orchestra timbre that rings with no guidelines, no scores, no determinations of any kind.
So, playing with the sensitivity of the individual musician, born 'Our Extemporaneous Orchestra'.
And 'well-known that this type of music is nourished by the incredible ethical connections between the musicians in the exact moment of noise.
The orderly aesthetic reference we used does not matter playing in this orchestra, or just listen, you stay, at least temporarily, any aesthetic judgment-mindedness and critical of any historical-literary.
Perhaps pirates, grandchildren of the flood, navigating in unknown seas and terrible, then useful to recognize the extent of the stops on the trip needed to produce this music in this orchestra.
People who are dedicated to do this, know this: NOE continues, simply, the road taken by NED to search indefinite extemporary music.

CORDE: Quinto Fabriziani, Mauro Tiberi, Marco Maurizi, Chris Blazen, Clangore
FIATI: Andrea Tosi, Claudio Nitti, Anna Guidi, Giuseppe Savino, Gaetano Corallo, Pico Sadun, Lorenzo Labagnara
VOCI: Benedetto Fanna, Antonio Saccoccio, Helena Velena, Patrizia Rotonda, Michele Tuozzolo
TASTIERE: Kapitan Mikonos, Luca Miti, Marco Olivieri, Benedetto Fanna, Giuseppe Cubelli
PERCUSSIONI: Simona Verrusio, Dario Nitti, Diego Mazzoni, Patrizio Pica, Marco Ariano, Roberto Dogustan
ELETTRONICHE: Stefano Balice, Tommaso Busatto, Lorenzo Lustri, Cristiano Luciani, Giancarlo Esposito, Alessandro Cerratti
FONICA: Paolo Sinigaglia

LINEAR NOTES OLEO:
Projeto que teve inicio em 23/ agosto/2014d.C
Idéia inicial do projeto era a intenção de usufruir da criatividade e improviso livre que visa em criar novos conceitos e sons(explorando o eletrônico e o orgânico).
Focando musica e artes, mesclando elementos à idéia surgiu.
Criou-se e desenvolveu-se em uma amplitude maior com mais cabeças pensantes, nova idéia de som e atitude.
O que ajudou em tudo isso foi esse tipo de "experimentalismo conceitual, musical" por isso esse projeto foi feito.
Algumas das faixas são de improviso no "flow" e de uma maneira bem despretensiosa, tão despretensiosa que ainda a espaço para novas "instrumentalizações" e participações... Pois o que conta é ultrapassar barreiras e criar novos ambientes e timbres.
(A transcendência).
Todo esse conceito, não seria possível sem o conceito:
"Faça você mesmo!”.
Pois tudo se gera disso o conceito de improvisação é principalmente a habilidade de, simultaneamente, produzir e interpretar, dentro ou não de parâmetros harmônicos ou rítmicos, melodias, ritmos ou vocalizações.

Project that started in 23 / August / 2014d.C
Initial idea of the project was intended to take advantage of free improvisation and creativity aimed at creating new concepts and sounds (exploring the electronic and organic).
Focusing on music and arts, blending elements to the idea arose.
It was created and developed on a larger scale with more talking heads, new idea of sound and attitude.
What helped in all this was that kind of "conceptual experimentalism, musical" so this project was done.
Some of the tracks are improvised on the "flow" and a very unassuming, unpretentious way so that even the space for new "instrumentalist" and shares... What matters is to overcome barriers and create new environments and sounds.
(Transcendence).
This whole concept would not be possible without the concept:
"Do it yourself".
For everything that generates the concept of improvisation is mainly the ability to simultaneously produce and interpret within or without harmonic or rhythmic parameters, melodies, rhythms and vocalizations.

SAXOPHONE: Nando Souza
TRUMPET: Romulo Alexis
DRUMS: Jeferson Peres
BASS: Marco Antonio
NOISE EFFECTS AND KEYBOARD: Guina
(PARTICIPATION / GUEST) EFFECTS/AMBIENT NOISE: O.s125

mercoledì 31 dicembre 2014

"Marinetti 70. Sintesi della critica futurista" (a cura di Antonio Saccoccio e Roberto Guerra - Armando editore)

In occasione dei settant’anni dalla morte di F.T. Marinetti, è uscito in questi giorni per i tipi di Armando editore Marinetti 70. Sintesi della critica futurista, raccolta di saggi, articoli e interviste curata da Antonio Saccoccio e Roberto Guerra.
Il fondatore del Futurismo continua a essere una delle figure più discusse e controverse della cultura italiana. In questa pubblicazione alcuni tra i maggiori studiosi viventi dell’artista esplorano aspetti fondamentali della sua opera: il culto della modernità, le ricerche poetiche e parolibere, i rapporti con la politica (nazionalismo, socialismo, anarchismo, fascismo), l’influenza sulle avanguardie europee, l’attualità delle sue intuizioni nel XXI secolo.

All’interno del volume contributi critici di: Gino Agnese, Giovanni Antonucci, Francesca Barbi Marinetti, Günter Berghaus, Pierfranco Bruni, Riccardo Campa, Giancarlo Carpi, Patrizio Ceccagnoli, Simona Cigliana, Vitaldo Conte, Enrico Crispolti, Giorgio Di Genova, Massimo Duranti, Roberto Guerra, Giordano Bruno Guerri, Miroslava Hajek, Massimo Prampolini, Antonio Saccoccio, Luigi Tallarico, Paolo Valesio.

Il volume è inserito nella collana "Avanguardia 21".


TITOLO: Marinetti 70. Sintesi della critica futurista
CURATORI: Antonio Saccoccio, Roberto Guerra
EDITORE:  Armando
COLLANA: Avanguardia 21 (a cura di A. Saccoccio)
PAGINE: 128
ISBN: 978-88-6677-882-0


Antonio Saccoccio. Teorico e attivista nel campo delle avanguardie, si occupa da un decennio di Futurismo e culture digitali. Collabora con l’Università “Tor Vergata” di Roma.

Roberto Guerra. Poeta e attivista futurista, negli anni Ottanta ha collaborato con la rivista «Futurismo Oggi». Ha già pubblicato con Armando “Futurismo per la nuova umanità” (2012).

domenica 14 dicembre 2014

goodness rossi - International Spam Art

Ciao, 
Il mio nome è la bontà 
Ho visto il tuo profilo oggi su facebook e ottenere interessati a conoscere te, perché si guarda molto bello nel tuo profilo, qui è il mio indirizzo di posta elettronica (goodnessrossi55@hotmail.com) vi prego di inviarmi una e-mail in modo che io ti mando le mie foto e raccontare di più su me stesso. mail me a (goodnessrossi55@hotmail.com) 
Ricordate la distanza, il colore, la religione o tribù non importa, ma amore questioni molto. 
baciare il mio caro amore 
bontà.

giovedì 11 dicembre 2014

Futur Pax promo Centenario della Grande Guerra futurista






*Per la memoria dei grandi Umberto Boccioni e Sant’Elia

 

Nel coro del centenario della prima guerra mondiale, la Grande Guerra 15-18 (poi convenzionalmente storicizzata 1914-1918, da cui l’anniversario inizia nel 2014), non poteva mancare una voce futurista.  Marinetti  e il futurismo, interventisti dichiarati e anche al fronte  con, poi, il gravissimo tributo della perdita di due dei più immensi: ovvero Umberto Boccioni e Antonio Sant’Elia. Contrariamente al passatismo superstizioso, con i Se si fa anche la storia, a volte “episodi” laterali quasi spiegano la Teoria delle Stringhe – fisica contemporanea… non fantascienza… (quasi si genera un altro futuro in ipotetici universi paralleli o multi versi). Con Sant’Elia e Boccioni, ancora nel fiore e il cuore degli anni il Generale (direbbe Baj) Marinetti perse  metà del suo Vertice d’Avanguardia “militare” per il Futurismo, la storia del Futurismo sarebbe stata diversa e probabilmente con assai meno complicazioni ben note.  La casa editrice underground La Carmelina (Ferrara-Roma) ha colmato brevemente (La Grande Guerra Futurista. World War I 1915-18….eBook)  la lacuna storica in certe celebrazioni ricordi attuali, con un ipotetico punto di vista futurista 100 anni dopo, con il senno di poi anche, integrato, in sguardi psicostorici e futuribili, non ideologici, molteplici e plurali anche non strettamente futuristi.  Nel volume digitale anche uno Special sull’eroe trasvolatore Italo Balbo, sorta di Neil Armstrong dei tempi, come noto anche lui futuristicamente supposto ambiguo.  A cura del neofuturista Roberto Guerra, prefazioni di Graziano Cecchini (artista futurista) , Sandro Giovannini (Poeta-Filosofo) , Paolo Melandri (Scrittore – Musicologo) , Vitaldo Conte (Critico d’arte e scrittore) e Antonio Saccoccio (netfuturista e ricercatore digitale- da cui dopo un estratto significativo e sintetico del senso del Futurismo anche interventista), l'ebook include i seguenti altri autori (oltre 20 da tutta Italia) , tra fisici, ricercatori aerospaziali e futurologi (Vatinno, Russo, Casalino, Vaj), sociologi  e filosofi (Manias, , Siniscalco, Scorza, Venturini, Sgroj) artisti (Fiore, Calselli, Daco, Pignalosa), scrittori (Ferrante, Pinna, Melandri, Roversi, Tani), politologi (Barbieri, Ferretti, Guglielmini, Giardini) Oltre a  altri nomi spesso noti del panorama culturale e sociopolitico italiano, tra artisti, scrittori, sociologi, filosofi, ricercatori aerospaziali e futurologi.  Per i futuristi, in tempo reale, la prima guerra mondiale fu una macchina rivoluzionaria (nel bene  e nel male) per innestare in Italia e nella cultura, in grave all’epoca default spirituale e sociopolitico, i memi del futuro e del futurismo e dell’avanguardia come nuovi paradigmi.  Come già sollecitarono in tempo reale, Freud e Einstein con una celebre corrispondenza storica. Come direbbe Jung, siccome la guerra era ed è un archetipo, il più potente in senso collettivo, quest’ultimo quando appare sulla scienza storica, resta ambivalente e non spezzettabile come un atomo (all’epoca impossibile…):  e  il futuro rinascimento necessariamente attraversa tale complessa dinamica e … dopo la fatale Distruzione.
Soltanto nel secondo novecento, la Future Pax, non è più un miraggio ma  utopia desiderabile, possibile, al di là di certa ammirevole ma ingenua retorica del Pacifismo dominante e culturalmente corretto. Future Pax che presuppone visioni appunto di etica e estetica della conoscenza, oggi – 100 anni di evoluzione sociale, male o bene, possibili, ma ancora nuovi memi da innestare compiutamente nelle sfere politiche, geopolitiche e psicosociali, anni luce in ritardo rispetto al Mondo Nuovo possibile, biofilo e creativo, dopo la scienza, la tecnologia e le avanguardie culturali. Esattamente quel che promuove il futurismo contemporaneo, anche senza  Ismo.  Oggi siamo NOI, i nuovi Umanisti!

*Il testo di A. Saccoccio (estratto)

Qualche annotazione sul patriottismo marinettiano

……Nel 1918 Marinetti scrive un Manifesto del partito futurista italiano,
questa volta piuttosto strutturato, anche se la scrittura per punti tipica dei manifesti non viene rinnegata. I punti dedicati all’italianismo appaiono ridimensionati, ma nuovamente sono posti in testa al documento.
1. Il partito politico futurista che noi fondiamo oggi vuole una Italia libera forte, non più sottomessa al suo grande Passato, al forestiero troppo amato e ai preti troppo tollerati: una Italia fuori tutela, assolutamente padrona di tute le sue energie e tesa verso il suo grande avvenire.
2. L'Italia, unico sovrano. Nazionalismo rivoluzionario per la libertà, il benessere, il miglioramento fisico e intellettuale, la forza, il progresso, la grandezza e l'orgoglio di tutto il popolo italiano.
3. Educazione patriottica del proletariato. […] scuole di coraggio e d’Italianità. È notevole, in questo manifesto, non solo l’audace definizione «nazionalismo rivoluzionario», ma
anche l’aver eliminato in quell’espressione iniziale «Italia libera e forte» lacontrapposizione tra Italia e libertà che aveva caratterizzato il forse troppo provocatorio proclama del 1913 («La parola ITALIA deve dominare sulla parola LIBERTÀ»). Manca inoltre quell’idea di espansione nazionale che era presente nei manifesti precedenti.
Concludiamo questa rassegna delle posizione relative all’italianismo marinettiano con il testo probabilmente più completo e significativo sull’argomento. Non a caso si tratta non di un manifesto, ma di un saggio: Democrazia futurista. Nel paragrafo intitolato Patriottismo futurista, ripreso con alcune lievi modifiche nel successivo saggio Al di là del comunismo, Marinetti spiega la sua idea di patria….. (…..)

Per Marinetti la patria è il prolungamento dell’individuo e del suo sforzo di miglioramento. Non solo. La patria è qualcosa che unisce gli uomini in una vasta solidarietà di comuni interessi. L’idea di patria non ha nulla a che vedere con la «retorica greco-romana». L’idea di patria è generosa, mentre quella di famiglia rappresenta l’egoismo. Ma un’ultima frase è forse quella più significativa per il tema che stiamo sviluppando:
Non si può abolire l'idea di patria se non rifugiandosi in un egoismo assenteista. Dire per esempio: io non sono italiano, sono cittadino del mondo, equivale a dire: m'infischio dell'Italia, dell'Europa, dell'Umanità: penso a me».
Il cosmopolitismo è condannato da Marinetti perché equivale all’egoismo. Chi non si preoccupa della patria, non si preoccupa dell’umanità.  


**Promo Antonio Fiore Ufagrà tribute

giovedì 4 dicembre 2014

La poesia é finita

Basta andare in una qualsiasi libreria per vederla relegata a qualche scaffale ben occultato. La poesia è morta e sepolta. Non entusiasma, non interessa, non vende
ED È GIUSTO COSÌ
perché non è stata in grado di rinnovarsi e adattarsi alle esigenze delle ultime generazioni.
E' una questione di linguaggi. I versi sono un linguaggio morto, assolutamente inadatto al nostro contesto. Qualcuno ha realmente bisogno di nuovi poeti? Nah.
La poesia ha perso ogni motivo d'esistere, sorpassata e ridicolizzata prima dal linguaggio pubblicitario, poi dal linguaggio della rete. Quindi
la nuova poesia non sarà poesia
o più semplicemente
la poesia non sarà

sabato 29 novembre 2014

La società dello spettacolo di Guy Debord e la critica rivoluzionaria (Michele Nobile)

L’inattualità della Società dello spettacolo, nel mondo falso in cui è verificata

A rileggerla oggi, vien da pensare che la Società dello spettacolo di Guy Debord sia di straordinaria inattualità: ma proprio perché, da quel lontano 1967, il processo storico di spettacolarizzazione della società è ora giunto a compimento.
Nel discorso contemporaneo i termini spettacolo e spettacolarizzazione ricorrono frequentemente: ad esempio, non sono rare espressioni come politica-spettacolo e spettacolarizzazione della politica; il termine americanizzazione li implica entrambi, essendo erroneamente considerati gli Stati Uniti come patria dello spettacolo (come si vedrà, invece, i partiti operai europei hanno svolto un ruolo di primo piano nella formazione della società dello spettacolo); è una banalità sottolineare l’importanza, ai fini del successo, dell’immagine degli individui, sia comuni spettatori che pubblici attori. Ed è un fatto che, quale sia il campo nel quale sono state fatte emergere, le vedette dello spettacolo possono trascorrere tranquillamente dal commento sportivo alla discussione di bioetica, dalla dietetica alla politica internazionale. Altamente spettacolari sono le grandi mostre itineranti, che rappresentano l’imbalsamazione commerciale dell’arte, e massimamente spettacolare fu l’attacco terroristico alle torri gemelle: a dimostrare che perfino i nostalgici dell’Umma medievale hanno fatto propria la spettacolarità quale dimensione essenziale della politica postmoderna e postdemocratica. Logica postmodernista nell’uso dei mezzi comunicativi - e distruttivi - e neomedievalismo integralista possono fondersi nell’azione e nella falsa coscienza spettacolare. La società dell’immagine e degli eventi spettacolari è messa in scena da un insieme di apparati vastissimo e diversificato.
Dunque, riconsiderando sia la realtà dello spettacolo della società contemporanea, sia l’enorme diffusione della varia letteratura intorno all’immagine e allo spettacolo, ci si può sentire autorizzati a considerare la Società dello spettacolo come uno dei testi di maggior successo dell’ultimo mezzo secolo: se non come copie vendute, almeno per influenza sull’intellettualità postmoderna. Tuttavia, penso si tratti di un’influenza mediata e indiretta: in sostanza, una banalizzazione che si limita a vedere solo la superficie dei fenomeni della spettacolarizzazione.  
L’analisi di Debord permette di dare un senso storico sia alle trasformazioni strutturali sia alle rielaborazioni ideologiche omogenee all’ordine esistente, quali si sono dispiegate tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. La Società dello spettacolo delinea le caratteristiche principali e la ragion d’essere dell’atmosfera sociale, politica, culturale e, perfino!, economica a noi contemporanea. E appare inattuale perché, portato a compimento il processo di spettacolarizzazione della società e, vivendo noi dentro questa atmosfera, è difficile distanziarsene e prenderne coscienza. Il perfezionamento postmoderno della società dello spettacolo comporta il trionfo della tesi della fine delle ideologie ma con la differenza, rispetto alle aspettative degli anni ’60, che il trionfo è tale perché è sopravvissuta un’unica visione ideologica del mondo o, meglio, abbiamo «una Weltanschauung divenuta effettiva, materialmente tradotta. Si tratta di una visione del mondo che si è oggettivata» (tesi 5, La società dello spettacolo, introduzione e cura di Pasquale Stanziale, Massari editore, Bolsena 2002, p.44. D’ora in poi l’indicazione delle pagine si riferisce a questa edizione). Che è, appunto, la società dello spettacolo come fatto sociale totale e totalizzante. In tempi più recenti la tesi della fine delle ideologie è stata riproposta con l’idea della fine della storia, postulando la società capitalistica e liberaldemocratica quale l’unico orizzonte oramai disponibile all’umanità. La risposta che diede allora Debord si attaglia perfettamente all’atmosfera mentale postmoderna:

«Quando l'ideologia, che è la volontà astratta dell'universale e la sua illusione, si trova legittimata dall'astrazione universale e dall'effettiva dittatura dell'illusione nella società moderna, essa non è più la lotta volontaristica del parcellare, ma il suo trionfo» (tesi 213).

Non si tratta qui del «pensiero unico neoliberista». Il pensiero dei politici e le strategie messe in atto dalle grandi società transnazionali non si riducono ad un’unica forma: sono piuttosto elastici, pragmatici, sono liberisti e mercantilisti secondo la convenienza e i bersagli. Lo spettacolo può essere una intera società perché è un periodo storico, in tutte le sue molteplici articolazioni e divisioni, nel suo insieme e nella sua complessità. Nel senso di Debord lo spettacolo non è il settore specifico della cosiddetta comunicazione di massa, né il prodotto spontaneo dell’evoluzione tecnologica, né uno stile: «lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente (…) costituisce il modello presente della vita socialmente dominante»; «è il momento storico che ci contiene» (tesi 6 e 11, pp. 44 e 46).
Tuttavia, coloro che ragionano dello spettacolo e dell’immagine sono per lo più irretiti nel suo stesso gioco e ne sono essi stessi agenti: si limitano a un discorso, più o meno critico, su quel che è relativo allo spettacolo come settore specifico e come apparenza fenomenica. In tal caso, la critica è moralistica, rimane limitata agli eccessi della spettacolarizzazione, magari auspica un ritorno ai buoni vecchi tempi, quando lo spettacolare era meno pervasivo, la riscoperta degli antichi valori - come se non avessero, a loro tempo, legittimato il medesimo ordine sociale che ora li scarta o li proclama per fini particolari - comportamenti più sobri, ma non coglie il senso profondo della centralità odierna dell’immagine e dello spettacolo come forma del rapporto sociale. 

* Questo paragrafo è parte di un saggio di prossima pubblicazione in occasione del XX anniversario della morte di Guy Debord

venerdì 14 novembre 2014

"Vorrei... Fare un film" (Kapitan Mikonos + DadA + NoE' + MaV + NeF + EssO)

Gioiello oltre-artistico questo "Vorrei... Fare un film" di Kapitan Mikonos (alias Marco Rizzo). Da uno che dichiara subito "non mi sento più un artista, forse non sono mai stato un artista", cosa aspettarsi se non una purissima velenosissima orgia sonora della contro-arte-vaporizzata? Esplorazione rumoristica parascientifica sulla storia umana tra teorie e cazzate varie. DadA + NoE' + MaV + NeF + EssO = di che stavamo parlandoooooooo?

Vorrei... Fare un film



Prodotto da
Kapitan Mikonos e Benedetto Fanna

Direzione video
Kapitan Mikonos

Montaggio
Roberto Dogustan

Music, Written, Produced, Arranged/Composed and Performed by
Kapitan Mikonos



** dal minuto 35.50 a 36.50: TRIO DADA-MAV in ODE AL RUMORE **

lunedì 20 ottobre 2014

“Le poetiche del riso”, convegno internazionale a Praga (22-24 ottobre 2014)

In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Aldo Palazzeschi e della XIV edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo che anche quest’anno si svolge con l´Alto Patronato del Signor Presidente della Repubblica Italiana, l’Istituto Italiano di Cultura di Praga annuncia il convegno internazionale “Le poetiche del riso”, in programma dal 22 al 24 ottobre presso la Cappella barocca e la Sala conferenze dell’Istituto stesso, Vlašská 34 e Šporkova 14, Praga.

Il convegno sarà dedicato alla riflessione sul riso come mezzo espressivo ed elemento interpretativo del milieu storico-culturale del primo Novecento.  L’attenzione sarà focalizzata sugli autori italiani che hanno elaborato una personale poetica del riso avvalendosi dell’ironia, della comicità, dell’umorismo e del grottesco quali strumenti di espressione artistica.

Organizza il Dipartimento di Italianistica dell’Istituto di Studi Romanzi della Facoltà di Lettere dell’Università Carlo IV di Praga in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Praga. Lingua di lavoro l’italiano. Ingresso libero.



Convegno Internazionale organizzato dal
Dipartimento di Italianistica dell’Istituto di Studi Romanzi, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Carlo IV di Praga in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Praga

LE POETICHE DEL RISO

Ironia, comicità, umorismo e grottesco nella letteratura e drammaturgia italiana del primo Novecento

22-24 ottobre 2014
presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga - via Šporkova 14, Praha 1

Programma
22 ottobre 2014

10.00 – 10.45 Gino Tellini (Università degli Studi di Firenze)
Il riso dolente del «saltimbanco dell’anima»
11.00 – 11.25 Antonio Saccoccio (Università degli Studi di Roma Tor Vergata)
Il lato Dada del Futurismo: risata e dissacrazione nell’avanguardia fondata da Marinetti
11.25 – 11.50 Antonio Saccone (Università degli Studi Federico II, Napoli)
“Morte ai morti” ovvero “Accidenti alla serietà”: Papini tra Marinetti e Palazzeschi
11.50 – 12.15 Jiří Pelán (Univerzita Karlova v Praze)
Risate di Luciano Folgore
12.15 – 12.40 Gian Luca Picconi (Istituto Comprensivo “Sanremo Levante” di Sanremo) Esiste una poesia comica novecentesca? Materiali per uno studio del comico in poesia nel primo Novecento

14.00 – 14.25 Jolanta Dygul (Uniwersytet Warszawski)
Il primo Eduardo De Filippo
14.25 – 14.50 Antonella Di Nallo (Università degli Studi “G. d’Annunzio”, Chieti-Pescara)
Le smorfie tristi e le smorfie gaie di Roberto Bracco
14.50 – 15.15 Antonela Pivac (Sveučilište u Splitu)
Realismo magico e scenari atipici di Luigi Antonelli in ottica protonovecentesca
15.15 – 15.40 Paolo Puppa (Università Ca’Foscari di Venezia)
Morir dal ridere e ridere della morte nella scena italiana del primo Novecento
16.30 – 16.55 Joanna Szymanowska (Uniwersytet Warszawski)
La transcodificazione comico-umoristica del fantastico ottocentesco nelle novelle pirandelliane
16.55 – 17.20 Dušica Todorović (Universitět u Beogradu)
Utopia del riso e pragmatica del paradosso. A proposito di una possibilità del riso pirandelliano.
17.20 – 17.45 Roberta Colombi (Università degli Studi Roma Tre)
I segni del trauma e le strategie umoristiche nelle novelle di Pirandello.
17.45 – 18.10 Alessandro Marini (Univerzita Palackého v Olomouci)
Ridere per disperazione, ridere per cattiveria. Tu ridi di Luigi Pirandello, tra letteratura e cinema.



23 ottobre 2014

09.00 – 09.25 Rosina Martucci (Università degli Studi di Salerno)
Carlo Dossi, le Note Azzurre e la poetica dell’umorismo
09.25 – 09.50 Luisa Bertolini (Liceo Classico “Giosuè Carducci” di Bolzano)
La filosofia dell’umorismo di Carlo Dossi
09.50 – 10.15 Laura Parola (Università degli Studi di Milano)
Polli, galli e galline nel cortile di Carlo Emilio Gadda
10.15 – 10.40 Marco Carmello (Universidad Complutense de Madrid)
Komos, o il riso ermeneutico di Carlo Emilio Gadda
09.00 – 09.25 Antonella Del Gatto (Università degli Studi “G. d’Annunzio”, Chieti-Pescara)
Il riso e il silenzio: (in)comunicabilità umoristica da Pirandello a De Filippo
09.25 – 09.50 Ilona Fried (Loránd Eötvös Tudományegyetem, Budapest)
La vita teatrale come finzione. Ironia, comicità, tragi-grottesco (o tragico) nella vita teatrale
ai tempi del fascismo
09.50 – 10.15 Tereza Siegová (Karlova Univerzita v Praze)
Le varie forme del riso nel Quando si è qualcuno di Luigi Pirandello
10.15 – 10.40 Gabriele La Rosa (Uniwersytet Wrocławski)
La ricezione del riso nella critica delle commedie di Pirandello del primo dopoguerra in Italia e in
Polonia

11.30 – 11.55 Sarah Zappulla-Muscarà (Università degli Studi di Catania)
Il sottilmente umoristico viaggio autunnale di Brancati e di Patti
11.55 – 12.20 Gabriella Valente (Università degli Studi di Roma Tor Vergata)
L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa: Timor sacro di Stefano Pirandello
12.20 – 12.45 Felice Rappazzo (Università degli Studi di Catania)
La struttura «scomposta» dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore
11.30 – 11.55 Novella Di Nunzio (Vilniaus Universitetas)
La lingua giocosa: umorismo morfologico e sintattico nell’opera di Tommaso Landolfi
11.55 – 12.20 Stefania Sini (Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Vercelli)
Il riso «carnevalesco» di Tommaso Landolfi
12.20 – 12.45 Marie-José Tramuta (Université de Caen, Basse-Normandie)
Alberto Savinio ovvero il riso di Mercurio

14.00 – 14.25 Alessandra Sorrentino (Ludwig-Maximilians-Universität, München)
L’umorismo pirandelliano come vera e propria pratica della decostruzione
14.25 – 14.50 Giuseppina Spampanato (Università degli Studi di Napoli Federico II)
Risate pirandelliane come meccanismi del disvelamento
14.50 – 15.15 Michela Rusi (Università Ca’Foscari di Venezia)
Ridere e deridere: forme del riso nella scrittura di Svevo
15.15 – 15.40 Srećko Jurišić (Sveučilište u Splitu)
L’insospettabile riso dannunziano
14.00 – 14.25 Maria Celeste Tommasello Ramos (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, São Paulo)
La presa di coscienza e il pessimismo attraverso l’ironia in La coscienza di Zeno di Italo Svevo e
Memorie postume di Bras Cubas di Machado de Assis
14.25 – 14.50 Maria Teresa Nunes Sánches (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, CAPES, São Paulo)
Storia, mito, parodia e ironia in Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno di Italo Svevo
14.50 – 15.15 Sonia Trovato (Università degli Studi di Verona)
Giolona e le altre. Rovesciamento e parodia della donna-angelo nei romanzi di Italo Svevo
15.15 – 15.40 Walter Geerts (Universiteit Antwerpen)
I Racconti di Svevo o il riso ben temperato

16.30 – 16.55 Silvia Acocella (Università degli Studi di Napoli Federico II)
Alterazioni di una bocca che ride: dall’umorismo scisso di Theodor Lipps alla risata dianoetica di
Pirandello
16.55 – 17.20 Maria Luisa Pani (Università degli Studi di Cagliari)
L’antico e il moderno, il comico e l’umorismo, Leopardi e Pirandello a confronto
17.20 – 17.45 Fausto De Michele (Karl-Franzens-Universität Graz)
Il risus interruptus e le dinamiche dell’umorismo. Jean Paul e Pirandello.
16.30 – 16.55 Anna Pozzi (Università degli Studi di Roma Tor Vergata)
Dino Buzzati e la serietà dell’ironia
16.55 – 17.20 Monica Giachino (Università Ca’Foscari di Venezia)
Il riso per antifrasi: il primo Moravia
17.20 – 17.45 Gisele de Oliviera Bosquesi (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, São Paulo)
L’umorismo di Pirandello tra l’assurdo e il surreale in racconti di Alberto Moravia


24 ottobre 2014

09.00 – 09.25 Chiara Marasco (Università della Calabria) e Barbara Sturmar (Università degli Studi di Trieste)
Dal teatro al romanzo: il witz e il «sublime rovesciato» nella scrittura di Italo Svevo
09.25 – 09.50 Chiara Selleri (Università degli Studi di Napoli Federico II)
Il riso come terapia: Lo specifico del dottor Menghi di Italo Svevo
09.50 – 10.15 Sawa Ishii (Tokyo University of Foreign Studies)
La sincerità della narrazione. Uno studio su Una burla riuscita di Italo Svevo
10.15 – 10.40 Riccardo Cepach (Museo Sveviano, Trieste)
Chi vuole che Argo menta? Il mare dell’indistinto e la bussola olfattiva nella novella Argo e il suo
padrone di Italo Svevo
09.00 – 09.25 Cristina Terrile (Université François-Rabelais de Tours)
Palazzeschi: l’umorismo come arte di giocare d’anticipo
09.25 – 09.50 Miruna Bulumette (Universitatea din Bucureşti)
Il riso e la derisione nel romanzo palazzeschiano La Piramide. Scherzo di cattivo gusto e fuor
di luogo
09.50 – 10.15 Margherita Mesirca (Universität Zürich)
L’irresistibile leggerezza del riso. Una lettura de L’interrogatorio della contessa Maria di Aldo
Palazzeschi
10.15 – 10.40 Alice Flemrová (Univerzita Karlova v Praze)
“Egli à creato perché ciò lo divertiva.” Tragedie ridicole dei personaggi fuori chiave

11.30 – 11.55 Maria Grazia Trobia (Ludwig-Maximilians-Universität München)
Il riso in due racconti di Pier Maria Rosso di San Secondo: Tania e Napoli e Konisberga
11.55 – 12.20 Sandra Milanko (independent scholar)
Bontempelli umorista e L’eden della tartaruga
12.20 – 12.45 Carla Gubert (Università degli Studi di Trento)
Il riso di Demetra: parodia, umorismo e comicità in alcune scrittrici italiane durante la Grande Guerra
11.30 – 11.55 Chiara Mengozzi (Società Dante Alighieri, Praga)
La guerra di Flaiano o l’etica della farsa
11.55 – 12.20 Cinzia Gallo (Università degli Studi di Catania)
Il «buon umorismo» di Achille Campanile
12.20 – 12.45 Marcin Wyrembelski (Università degli Studi di Firenze)
Perché il ridere è una cosa seria: Zavattini agli occhi della critica

mercoledì 15 ottobre 2014

Klaus-Peter Schneegass, il male della diffamAzione (fiera dei libri di Francoforte)




Klaus-Peter Schneegass, fiera dei libri di Francoforte. 
Per le Edizioni Fischer, declamazione dadafuturista di alcune noposie dal ciclo nopoetico "il male della diffamAzione - cantici dei cantici  ruggenti in forma di sTalloni d'Achille"

Le avanguardie artistiche (dalle Sentenze Proverbiali del MAV)

Ad oggi, non possono esistere avanguardie artistiche.
Dal futurismo in poi, i movimenti sono stati tanto d'avanguardia quanto più si sono allontanati dall'arte.
Dunque, "movimento per l'arte vaporizzata", perché non potrebbe essere altrimenti.

(dalle Sentenze Proverbiali del MAV)

lunedì 13 ottobre 2014

Tu sei mia madre, spero. - International Spam Art

Saluti! Come stai? 
Infine, posso scriverti, ti hai dato la tua mail, non poteva rispondere presto voi. Mi auguro che non sia ancora troppo tardi per parlare, ci sei? Mi puoi raccontare qualcosa di te? Sono Nastya. Io persona molto solare, aperta, simpatica e mi piace tanto ballare e tutte le cose belle che dona la vita, quella che ama la vita, anche quando essa da mille motivi per detestarla. Ho molte passioni tra cui l'arte e non sto mai ferma. Sono una curiosa femminile e curata. Piace vestirmi bene e molto serio dettagli. Mi piace indossare un abito e i tacchi alti. Vorrei conoscere persone interessanti con la quale condividere le gioie della vita e costruire insieme una famiglia... e magari avere la fortuna di incontrare un uomo che ami ridere, scherzare, col senso di umorismo, cui  vivere i momenti belli della vita, e a cui piaccia viaggiare. Voglio incontrarmi con te, scrivimi, ti aspetto. Io mostro alcune fotografie e mando a voi. Spero che tu mi conosci.

La mia mail anastamamnan@gmail.com

Buona giornata!

mercoledì 1 ottobre 2014

[0kbps071] Orquestra Livre Experimental Organica - Sunyata

[0kbps071] Sunyata
L'Orchestra OLEO estemporanea direttamente dal Brazil!
Il concetto di improvvisazione OLEO mira a beneficiare dalla creatività, dalla totale improvvisazione con o senza parametri armonici o ritmici, melodie, vocalità...



CAVELLINI SI VAPORIZZA AL MART DI ROVERETO! EVVIVA CAVELLINI GRANDE VAPORIZZATORE DELL'ARTE! PURE POST MORTEM!

E' CON DOLORE E PROFONDO RAMMARICO CHE SIAMO COSTRETTI A COMUNICARE L'ANNULLAMENTO DELLA MOSTRA PRECEDENTEMENTE ED IN PIU' OCCASIONI ANNUNCIATA "PROPHETA IN PATRIA" PER LA CELEBRAZIONE DEL CENTENARIO  DELL'ARTISTA GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI IN PROGRAMMAZIONE AL MUSEO MART DI ROVERETO DAL 4 OTTOBRE 2014 AL 11 GENNAIO 2015 CON INAUGURAZIONE IL 3 OTTOBRE ALLE ORE 18 IN CONCOMITANZA CON LA MOSTRA CELEBRATIVA DEL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA.
LA MOSTRA, CHE ERA STATA ORGANIZZATA CON IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO ED I TESTI IN CATALOGO DI DUCCIO DOGHERIA, VITTORE BARONI E  PIERO CAVELLINI, CHE RINGRAZIAMO PER IL LAVORO COMUNQUE SVOLTO, NON POTRA' AVERE LUOGO PER UN IMPROVVISO DINIEGO AL PRESTITO DELLE OPERE, A SOLI QUATTRO GIORNI DAL RITIRO PROGRAMMATO DAL MUSEO, DA PARTE DEI COEREDI DELLE STESSE CON UN DISCUTIBILE ATTEGGIAMENTO ED UNA BUONA DOSE DI INSENSATO AUTOLESIONISMO.
PIERO CAVELLINI CHE E' STATO RESPONSABILE SCIENTIFICO DELL'ARCHIVIO FIN DALLA SUA COSTITUZIONE ED HA ACCOMPAGNATO, SOSTENUTO E PROMOSSO IL LAVORO DI GAC A PARTIRE DAL 1973, FORNIRA' IN SEGUITO UNA PERSONALE VALUTAZIONE DELLA SITUAZIONE. 
NOI TUTTI CHE STIAMO LAVORANDO DA PARECCHI MESI ALLA GESTIONE DI ALCUNI EVENTI E ALLA COMUNICAZIONE DI TUTTO QUANTO SI STA ATTIVANDO IN VARIE PARTI DEL MONDO RIGUARDO LA CELEBRAZIONE DEL CENTENARIO SIAMO COSTERNATI DA QUANTO E' AVVENUTO E DESIDERIAMO ESPRIMERE LE NOSTRE SCUSE ALLA DIRETTRICE DEL MART CRISTIANA COLLU CHE, OLTRE AD AVER VOLUTO E SOSTENUTO L'IDEA DELLA MOSTRA, SI E' PRODIGATA FINO ALL'ULTIMO PERCHE' QUESTA AVESSE LUOGO AL DI LA' ED AL DI FUORI DI QUALSIASI CONTESA PER RISPETTO DELL'ARTE E DELL'ARTISTA NON TROVANDO LA STESSA SENSIBILITA'  IN COLORO CHE L'HANNO IMPEDITA.

CAVELLINI NON VUOLE APPARIRE PIU' NELL'ARTE. NEPPURE DA MORTO. HA RIPUDIATO IL SUO CENTENARIO. L'UNICA AVANGUARDIA E' SPEGNERE L'ARTE. PER SEMPRE. CHIUDIAMO I MUSEI.  E LE GALLERIE. ELIMINEREMO DALLE SCUOLE LA STORIA DELL'ARTE E INSEGNEREMO D'ORA IN POI LA GRANDE STORIA DELLA TRUFFA D'ARTE.

CAVELLINI DIXIT

quest'arte contemporanea che ci riempe l'anima